AROUND PHOTOGRAPHY
EDITRICE QUINLAN
RISORSE

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ARCHIVIO STORICO
1/7/2009 - SGUARDI SUL GIAPPONE 25/5/2009 - ROBERT MAPPLETHORPE 1/6/2009 - MACRO ESTATE 19/5/2009 - GIANNI BERENGO GARDIN 13/6/2009 - 1/0/100000 15/5/2009 - SITE SPECIFIC_MODENA 08 5/4/2009 - IL MUSEO ALLO SPECCHIO 12/5/2009 - GUY TILLIM A ROMA DAL 14 MAGGIO 8/6/2009 - AMERICA 1/5/2009 - ETERNITA' - IL TEMPO DELL'IMMAGINE 1/6/2009 - UN’AUTENTICA BUGIA 5/5/2009 - GIAN PAOLO BARBIERI 25/5/2009 - FOTOGRAFIA AL CINEMA 18/5/2009 - MERDA D'ARTISTA PERESEMPIO 19/3/2009 - MARTIN KERSEL - FAT IGGY 19/3/2009 - SILENZI 20/4/2009 - ARAKI VS WOMANLINESS 5/4/2009 - PAUL GRAHAM VINCE IL DEUTSCHE BORSE PHOTOGRAPHY PRIZE 2009 20/4/2009 - SENZA LENTI 22/4/2009 - ANGELA VETTESE LASCIA LA DIREZIONE DELLA GAM MODENESE 10/5/2009 - WRESTLING AND WRESTLERS 3/4/2009 - LA LUCE NUDA DEL GIORNO 18/3/2009 - SHADOW CHAMBER & BOARDING HOUSE 23/4/2009 - LEZIONI DI PAESAGGIO 23/3/2009 - MARIO CRESCI SOTTOTRACCIA 3/3/2009 - TERZO PAESAGGIO 23/3/2009 - COSI' E' LA GUERRA! 4/4/2009 - EVERYBODY TALKS ABOUT THE WEATHER. WE DON'T 21/1/2009 - BERND & HILLA BECHER
18/3/2008 - SAVINA TARSITANO - SOLE DI MEZZANOTTE vai a precedente - pagina 9 di 10 - vai a successiva
Il primo luglio si inaugura a Forma "Sguardi sul Giappone". Tredici fotografi giapponesi dal fondo Dai Nippon Printing della Maison Européenne de la Photographie di Parigi

Gli autori scelti raccontano stili e temi diversi eppure tutti riconducibili a uno “specifico giapponese”, da rintracciare nel rapporto con l’ambiente circostante e la rappresentazione del paesaggio, continuamente rinnovato e vivificato, così come nel legame individuo-gruppo, in un oscillare continuo tra identità, memoria e tradizione. Oltre ad un’occasione per conoscere la fotografia Giapponese, "Sguardi sul Giappone" offre la possibilità di riflettere sull’importanza del patrimonio pubblico fotografico come una risorsa dei musei e delle nuove istituzioni culturali del nostro tempo.
La mostra, 140 fotografie, è a cura di Jean Luc Monterosso, direttore della Maison Européenne de la Photographie e di Alessandra Mauro, direttore artistico di Forma con Pascal Hoel, responsabile dell’archivio della Maison Européenne de la Photographie.
Gli autori in mostra sono:
NOBUYOSHI ARAKI - NAOYA HATAKEYAMA - EIKOH HOSOE - MIYAKO ISHIUCHI - IHEI KIMURA - IKKO NARAHARA – TAIJI MATSUE - DAIDO MORIYAMA - RYUJI MIYAMOTO - HIROSHI SUGIMOTO - SHOMEI TOMATSU - SHOJI UEDA - HIROSHI YAMAZAKI.
Dal 2 luglio al 6 settembre 2009
Tutti i giorni dalle 11 alle 21
Giovedì e Venerdì dalle 11 alle 23
Chiuso il Lunedì
FORMA Centro Internazionale di Fotografia
Milano, Piazza Tito Lucrezio Caro, 1

Una mostra dedicata al fotografo americano nel ventennale della sua morte, sarà inaugurata presso la Galleria dell’Accademia di Firenze il prossimo 26 maggio e rimarrà aperta fino al 27 settembre
Ben 111 fotografie in bianco e nero di Robert Mapplethorpe in mostra a Firenze fianco a fianco con i capolavori del rinascimento come il David di Michelangelo. Un felice connubio tra generi e autori per molti versi affini, come disse lo stesso Mapplethorpe: “se io fossi nato cento o duecento anni fa, avrei potuto fare lo scultore, ma la fotografia è un modo più veloce per vedere le cose, per fare scultura”. E ancora: “Vedo le cose come fossero sculture"…
A cura di Franca Falletti e Jonathan Nelson, la mostra resterà esposta fino al 27 settembre.
ROBERT MAPPLETHORPE
LA PERFEZIONE NELLA FORMA
Firenze, Galleria dell’Accademia
Via Ricasoli, 58-60
dal 26 maggio al 27 settembre
Chiuso il lunedì
A proposito di Mapplethorpe segnaliamo un articolo di Roberto Maggiori, pubblicato su Around Photography n. 3 (ottobre 2004).

Per tutta l'estate il museo romano esporrà le nuove acquisizioni tra cui numerose fotografie e alcuni progetti speciali che inaugureranno gli spazi espositivi inediti del museo
Il 15 luglio verrà presentato il nuovo allestimento della collezione permanente, visibile per tutta l’estate nelle sale del Macro. Il pubblico conoscerà ufficialmente i nuovi arrivi che stanno arricchendo in qualità di comodati e donazioni il patrimonio del museo. Si aggiunge inoltre, come nuovo partner del museo, UniCredit con comodati di artisti contemporanei quali Stefano Arienti, Armin Linke, Adrian Paci, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini.
Importanti donazioni di stampe fotografiche originali raffiguranti i maggiori artisti della contemporaneità accresceranno inoltre lo spettro di opere presenti in collezione: dalle fotografie di Sergio Pucci (con immagini dell’artista Ettore Colla), a quelle dell’Agenzia BiancoNero (Alberto Giacometti, Pino Pascali, Robert Rauschenberg), fino a quelle di Enrico Cattaneo (Andy Warhol, Gilbert & George, Joseph Beuys). Tra i nuovi arrivi anche fotografie di Gina Pane, Cindy Sherman, Urs Lüthi e Dan Graham.
Negli spazi inediti del museo saranno invece installati lavori degli artisti Cuoghi Corsello e Francesco Simeti.
Infine nella hall, ad accogliere i visitatori, la scultura Autoritratto di Alighiero Boetti, un ironico e affascinante benvenuto al pubblico, resterà visibile fino alla fine del mese di ottobre.
MACRO
Via Reggio Emilia, 54
Roma

Dal 21 maggio, alla Galleria Ikona Photo di Venezia, saranno esposte le immagini del noto fotoreporter

Ikona Photo Gallery, in occasione del trentesimo anniversario di attività e in concomitanza con l’apertura della Biennale di Venezia 53^ Esposizione Internazionale d’Arte, presenta una mostra del noto fotografo Gianni Berengo Gardin.
Il 18 ottobre dello scorso anno Gardin ha vinto il premio Lucie Award alla carriera, quale massimo riconoscimento per i suoi meriti fotografici, come prima di lui Henri Cartier-Bresson, Gordon Parks, William Klein, Wily Ronis e Elliot Erwitt.
GIANNI BERENGO GARDIN
Galleria Ikona, Venezia
Campo del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909
dal 21 maggio al 30 agosto
dalle 11.00 alle 19.00 – chiuso il sabato

A Reggio Emilia va in scena il quarto appuntamento del Concorso per giovani curatori e critici d’arte, " A cura di..."

Il progetto espositivo, a cura di Daniele De Luigi, si sviluppa sul complesso rapporto che intercorre tra identità personale e rappresentazione della figura umana. Quale immagine mentale corrisponde a quella visiva? Cosa vediamo oltre la mera corporeità? I tre giovani artisti selezionati affrontano questo tema muovendo da diversi presupposti e attraverso differenti percorsi. Diego Parolini, con una serie di fotografie e un’installazione video, ci mette di fronte all’inquietante presenza di un’ombra umana la cui identità è indistinguibile, e che si trasforma, da reale, in una proiezione del nostro immaginario.
Il video di Diego Zuelli, realizzato in computergrafica tridimensionale, ha come protagonista un uomo di cui seguiamo le vicende attendendo una soluzione, ma che scopriamo invece imprigionato in una ripetizione casuale all’infinito degli stessi episodi, in cui si annullano la continuità temporale e la causalità logica degli eventi.
Ilaria Zanicchi ha prodotto nei tre mesi precedenti la mostra una serie di autoscatti con i quali ha dato vita, quasi quotidianamente, a personaggi casuali dall’identità imprevedibile.
Il tradizionale concetto di identità personale si sta sgretolando lentamente, minato da più parti. Proprio oggi che nell’ambito delle scienze sociali si moltiplicano ovunque questioni identitarie di vario segno, esso viene ritenuto addirittura obsoleto e svuotato di significato da alcuni pensatori. E tuttavia, nonostante la risposta sia sempre più indeterminata, la domanda resta ineludibile, e non può prescindere dalla considerazione del corpo, a cui tutti quei concetti si aggrappano e che è l’unica realtà concreta, osservabile, indiscutibilmente presente: è a partire dalla sua immagine e dalle sue percezioni che stabiliamo una relazione tra persona e corpo umano. L’arte, dal canto suo, si mostra perfettamente consapevole dell’impossibilità di far coincidere l’identità personale dell’uomo con una sua raffigurazione unitaria e risolta. «Il corpo oggi non sembra più l’unica delimitazione di se stesso. Che ne è della nozione di identità, di fronte a un corpo di cui distinguiamo sempre meno i contorni?».
Palazzo Casotti, piazza Casotti, Reggio Emilia
Dal 19 giugno al 19 luglio

Olivo Barbieri espone le riprese aeree realizzate nella città emiliana alla Galleria Civica
Dal 17 maggio, al Palazzo Santa Margherita della GAM modenese, Angela Vettese cura l’ultima mostra del suo mandato come direttrice della Galleria.
L’esposizione costituisce una nuova tappa del progetto site specific_ iniziato dall’autore nel 2004, un cilo che ha coinvolto alcune diverse metropoli tra cui Roma, Torino, Montreal, Las Vegas, Los Angeles, Shangai (catalogo edito dall'Editrice Quinlan), Amman e New York. Le fotografie aeree di Olivo Barbieri, riprese con la tecnica della messa a fuoco selettiva, saranno visibili fino al 12 luglio.
Palazzo Santa Margherita
Corso Canalgrande 103
Modena
Ingresso gratuito
Chiuso il lunedì e martedì

A Bologna, dal 7 aprile al 30 giugno un ciclo di incontri promossi dalla Scuola di specializzazione in Beni Storici Artistici dell’Università
Si tratta di un ciclo di incontri dal titolo "Il museo allo specchio. Le istituzioni pubbliche del nostro Paese al servizio dei beni storici artistici". I dieci incontri si svolgeranno ogni martedì a partire dal 7 aprile. e saranno tenuti da illustri responsabili di Soprintendenze, Musei, Fondazioni del nostro Paese.
Non si specificano gli argomenti in quanto ciascuno dei conferenzieri illustrerà liberamente problemi, aspetti, programmi della propria istituzione, con particolare riguardo alla capacità di assorbimento di operatori qualificati del settore. Le conferenze si terranno dalle 17 alle 19 dei giorni stabiliti nell’Aula Magna del Dipartimento delle Arti Visive, nel complesso di Santa Cristina, in piazzetta Morandi 2, Bologna, col consueto corredo di mezzi audiovisivi.
Di seguito i principali appuntamenti, per il programma completo cliccare sul link sottostante.
Martedì 21 aprile, ore 17
Anna Mattirolo
Direttore del MAXXI arte, Roma
Martedì 28 aprile, ore 17
Gino Agnese
Presidente della Quadriennale di Roma
Martedì 12 maggio, ore 17
Nicola Spinosa
Soprintendente per il Polo Museale della città di Napoli
Martedì 19 maggio, ore 17
Maria Vittoria Marini Clarelli
Soprintendentente alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma
Martedì 16 giugno, ore 17
Roberta Valtorta
Direttore del Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo (MI)
Martedì 23 giugno, ore 17
Mario Botta
Architetto progettista di numerosi musei di arte contemporanea
Per informazioni: DAV
La galleria Extraspazio presenta la mostra "Avenue Patrice Lumumba", precedentemente esposta alla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi

Tillim è un fotografo di crisi, di transizioni, di umanità al crocevia, di identità in perenne cambiamento.
Dopo un passato di giovane fotoreporter di guerra, Tillim guarda oggi la quotidianità di un’Africa (e non solo) che vive negli interstizi tra i grandi eventi drammatici e la teatralità che ne risulta.
Come nelle sue immagini della serie Congo Democratic, scattate nel luglio 2006 durante le prime elezioni democratiche in quella che già da prima si era abusivamente definita Repubblica Democratica del Congo. In quell’occasione Tillim non ha documentato gli scontri e il sangue ma si è concentrato sulle situazioni minime e quotidiane a lato del grande evento, riuscendo a rendere stranianti perfino le poche fotografie delle folle deliranti ed esaltate che si è concesso.
Le immagini della nuova serie in mostra, Avenue Patrice Lumumba, scattate tra il 2007 e il 2008, rappresentano una sorta di “cammino attraverso strade di sogno” che percorre - ancora una volta - la Repubblica Democratica del Congo, insieme all’Angola, al Benin, al Ghana, al Mozambico e al Madagascar. Tillim rende omaggio alla perdita di un grande uomo, Patrice Lumumba, e di una grande occasione per l’Africa. Il suo sguardo cattura la fragilità di un paesaggio fatto di resti architettonici, monumenti coloniali abbattuti, uffici pubblici, grandi alberghi decaduti, case popolari, residenze private, giardini pubblici, scuole e università. Uno scenario che sembra contenere a fatica le calamità degli ultimi cinquant’anni di storia dell’RDC.
GUY TILLIM
"Avenue Patrice Lumumba"
dal 14 maggio al 26 giugno
lunedì – venerdì 15.30 – 19.30
Galleria Extraspazio
via san francesco di sales 16 a
Roma
Guy Tillim sarà anche l’autore della mostra "Roma" per l’edizione 2009 del FotoGrafia Festival, che si terrà al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 29 maggio al 2 agosto.

Dall'undici giugno in mostra a Milano le fotografie di Christopher Morris

L’elezione di Barack Obama ha inaugurato una nuova epoca, in cui gli Stati Uniti si trovano al centro di un cambiamento politico, economico ed ecologico mondiale. Ancora una volta l’America è in grado di sorprenderci, mostrando una forte capacità di rinnovamento. La Galleria Fotografica Fnac presenta il lavoro di Christopher Morris attraverso una selezione di 40 immagini che raccontano il momento cruciale degli Stati Uniti, nel passaggio dall’era di Bush alla nuova America di Obama.
L'inaugurazione è Giovedì 11 giugno alle ore 18, la mostra rimarrà poi allestita fino al 15 luglio.
AMERICA
Galleria FNAC - Milano
via Torino ang. Via della Palla
Lun-sab: 9.30-20; Domenica: 10-20
Ingresso libero

A Reggio Emilia prende il via la nuova edizione di Fotografia Europea
A cura di Elio Grazioli, la rassegna di quest'anno ha come tema l’Eternità. Un’eternità inseguita, raccontata e sognata attraverso un percorso sviluppato su oltre duecento spazi espositivi, con il contributo di fotografi e critici del settore.
LE ESPOSIZIONI
In programma un omaggio a Josef Sudek e le personali di Franco Vimercati, Balthasar Burkhard e Joan Fontcuberta.
Al grande filosofo francese Jean Baudrillard, critico della società dei consumi e teorico del pensiero postmoderno, scomparso nel 2007, è poi dedicato un evento d’eccezione: l’esposizione di oltre cinquanta scatti, accostati a una selezione di testi e a un video che illustrano la nozione di apparizione/sparizione quale elemento peculiare della sua poetica. Durante le giornate inaugurali alla mostra si accompagna uno spettacolo, curato dalla moglie Marine Baudrillard e dal filosofo e musicista Jean-Paul Curnier.
LE PRODUZIONI ORIGINALI DEL FESTIVAL
Fotografia Europea 2009 presenta tre produzioni di artisti europei, chiamati a offrire una personale interpretazione del tema chiave dell’edizione. La greca Maria Papadimitriou, scelta dalla critica d’arte Gabi Scardi per il suo forte impegno nell’arte pubblica, propone un progetto sviluppato nell’arco di diversi mesi nella città e con la città; Elena Arzuffi, artista milanese, presentata da Daniele De Luigi, si cimenta con una produzione dedicata al quartiere Gattaglio; gli svizzeri Goran Galić e Gian-Reto Gredig mostrano i risultati di una ricerca fotografica e video compiuta sull’intero territorio municipale, a cura di Antonello Frongia.
I PROGETTI
La magia dell'ultima fotografia, sguardo d’addio e testamento, è al centro di "Fino all'inizio del mondo", installazione dedicata a Luigi Ghirri, in cui viene riproposta l’ultima immagine scattata dall’artista prima della prematura scomparsa nel 1992. A cura di Paola Borgonzoni Ghirri, l’installazione nell’antica Sinagoga è accompagnata da una riflessione sull’eternità e il tempo dell’immagine di Beppe Sebaste, scrittore e profondo conoscitore dell’opera di Ghirri.
"Clear Light", tributo collettivo alla figura del Dalai Lama, curato da Melina Mulas, Laura Serani e Giovanna Calvenzi, si basa invece su cinquanta scatti pensati come dono per la massima autorità spirituale buddhista per ricordare i cinquant’anni di esilio dal Tibet e firmati da altrettanti noti fotografi italiani.
Se gli appartamenti comunitari di San Pietroburgo sono al centro di Kommunalka, il progetto che è valso alla fotoreporter Françoise Huguier il “Gran Prix de la ville de Arles 2008” e che viene riproposto a Reggio Emilia, in collaborazione con i Rencontres d’Arles e con la curatela di Laura Serani, accompagnato da una rassegna cinematografica dedicata alla fotografa e regista francese, un altro appartamento – rappresentato e vivisezionato in scala 1:1 – è il protagonista di Stanze di Fabio Sandri. Nel lavoro l’artista gioca non solo con le immagini ma anche con i materiali e i metodi per catturarle. (Per meglio comprendere il lavoro di Sandri si rimanda alla sua intervista pubblicata sulla rivista Around Photography n.3 dell'ottobre 2004 e al successivo approfondimento inserito nel n.11.)
Completano la sezione gli sguardi sulla natura di Erminia De Luca, Marco Signorini e Luigi Menozzi e ancora i lavori di Riccardo Varini, una riflessione per immagini di Antonio Biasiucci a cura di Laura Serani sugli ex voto (per gli Ex Voto si veda Around Photography n.13), una selezione a cura di Adriana Polveroni di lavori su supporto fotografico di grande formato di Giuseppe Pietroniro accompagnati da un’installazione video e realizzati appositamente per lo Spazio Gerra, e i Graffiti Futuri di Ivano Bolondi.
Fotografia Europea
Fino al 7 giugno
sedi varie
Reggio Emilia
Per informazioni: X
Venerdì 5 giugno Michele Smargiassi presenta a Bologna il suo ultimo libro sulla fotografia digitale

Venerdì 5 giugno alle 18, presso la Libreria.coop Ambasciatori in Via Orefici, 19 a Bologna si terrà un incontro con Michele Smargiassi autore del libro "Un autentica bugia" edito da Contrasto. Intervengono Roberto Koch, fondatore e direttore di Contrasto, e Claudio Marra, docente di Storia della fotografia all'Università di Bologna.
L'incontro offrirà l'occasione per un'attuale e acuta digressione sui temi del vero e del falso nella fotografia, a partire dalla "falsa rivoluzione del digitale" fino alle accese discussioni circa la sua estrema ed esclusiva manipolabilità.

A Bologna fino al 30 giugno una trentina di immagini del noto fotografo di moda

Protagoniste anche della recente mostra al Palazzo Reale di Milano nell'autunno del 2007, le opere selezionate per l'esposizione di Bologna sono tutte in bianco e nero e di dimensioni medio grandi. Alla selezione di scatti storici come quello ad Audrey Hepburn realizzato a Roma nel 1969 per Valentino (Vogue Italia) e quelli con evidenti richiami agli anni Trenta e Quaranta, che più contraddistinguono l'autore, è affiancata da una serie di fotografie più recenti, tra cui quelle realizzate a Milano nel 2000 che ritraggono Monica Bellucci per Dolce & Gabbana.
Alla personale di Gian Paolo Barbieri sarà inoltre affiancata da una rassegna di fotografi contemporanei che verrà allestita nelle Sale Scuderie della Galleria Forni, sempre in via Farini 26 a Bologna. In questa collettiva figureranno Marco Alemanno, Davide Bramante, Jean-Baptiste Huynh, Nicola Cicognani, Francesca Galliani, Andrea Garuti, Miranda Gibilisco, Vittorio Gui, Paolo Mozzanti, Fabio Rangoni, Marco Signorini, e Giovanna Zinghi.
Galleria Forni
Via Farini, 26 Bologna
Dal 9 maggio al 30 giugno
Per informazioni: X
Alla Cineteca di Bologna, il 30 e 31 maggio, nell'ambito di "Fotografia al cinema"
anteprima delle proiezioni dei documentari dedicati a
Gianni Berengo Gardin, Gabriele Basilico e Ferdinando Scianna
Sabato 30 maggio
Ore 18
GIANNI BERENGO GARDIN (Italia/2008) di Giampiero D’Angeli e Alice Maxia
Gianni Berengo Gardin riparte da Venezia e rievoca i suoi reportage sugli ospedali psichiatrici, il movimento del 1968, gli zingari. Mettendo sullo stesso piano l’occhio, il cuore e la mente, secondo l’insegnamento di Henri Cartier-Bresson.
Al termine incontro con Gianni Berengo Gardin.
Conduce Claudio Marra, docente di Storia della fotografia – DAMS, Università di Bologna.
Ore 19
GABRIELE BASILICO (Italia/2008) di Giampiero D’Angeli e Alice Maxia
Basilico da Milano alla Francia del nord, da Beirut alla Silicon Valley, dal porto di Genova a Mosca, spiega come la ‘lentezza dello sguardo’ sia fondamentale per comprendere e dare un senso ai luoghi.
Domenica 31 maggio
Ore 18
FERDINANDO SCIANNA (Italia/2009) di Giampiero D’Angeli e Alice Maxia
Ferdinando Scianna scava nella camera oscura della memoria e ritorna in Sicilia, dove incontra e fotografa dopo vent’anni la sua musa, la top model Marpessa. La fotografia come modo di specchiarsi nel mondo, di sentire e di pensare la vita.
Al termine incontro con Ferdinando Scianna.
Conduce Claudio Marra, docente di Storia della fotografia – DAMS, Università di Bologna.
Cineteca di Bologna
via Azzo Gardino, 65/b

A Bologna due appuntamenti il 26 e il 28 maggio per vedere, ascoltare, discutere l'arte contemporanea
MERDA D'ARTISTA BY SKIANTOS
Il 26 maggio alle ore 18,30 presso la galleria neon>campobase in via Zanardi 2/5, si terrà la mostra/evento “Merda d’artista by Skiantos”, a cura di Guido Molinari.
Nello spazio espositivo saranno presentati alcuni dipinti di matrice performativa realizzati dai musicisti bolognesi durante le riprese del loro più recente videoclip “Merda d’artista”, con la regia di Maurizio Finotto. Accompagnerà l’evento una testimonianza filmata inedita, incentrata sull’esecuzione delle opere in mostra.
Non mancherà una breve ma intensa parentesi performativa dal vivo proposta dai protagonisti della serata: gli Skiantos.
A DISTANZA PERESEMPIO LUCA PANARO
Giovedì 28 maggio ore 18
Spazio Via dello Scalo 21/3
Peresempio è un format pensato da Darth in cui ricomporre la poetica di un artista. Chi viene invitato effettua una lettura del proprio lavoro che coniughi il passato con un’ipotesi di ricerca proiettata nel futuro. Viene quindi scelto un discorso che possa dar conto del senso di un tragitto inserendosi nella presentazione di un progetto utopico, mai realizzato per i motivi più vari, e che quindi, per mezzo della pratica e dell'oralità, prenda alla fine consistenza.
Luca Panaro, come critico d'arte, segue con interesse progetti artistici che prevedono l'utilizzo di fotografia, video e tecnologie informatiche. In questo progetto la sua attenzione si soffermerà in modo particolare su alcune opere multimediali concepite per il web; veri e propri siti internet realizzati con lo scopo d'interagire virtualmente con un pubblico molto vasto. Solitamente queste azioni “a distanza” faticano ad entrare nei circuiti artistici istituzionali e spesso sono sottovalutate anche dalla saggistica di settore, che se ne occupa esclusivamente per una sorta di esotismo tecnologico. Risulta interessante, invece, inserire queste ricerche all'interno del più globale dibattito sulla contemporaneità.
Parallelamente alla visione e al commento di alcuni progetti artistici internazionali, verrà presentata in anteprima la video-installazione Gli infedeli mediatici di Naomi Vona.

Fino al 15 luglio va in scena a Torino "Fat Iggy", il circus dell'artista californiano Martin Kersels

Artista poliedrico e sorprendente, capace di confrontarsi con i più svariati mezzi espressivi, dal video, alla scultura, alla fotografia, alla performance, Martin Kersels è una delle figure più rappresentative della scena contemporanea californiana, che incarna perfettamente nella sua vocazione anarchica e non convenzionale, in cui si sovrappongono sapientemente stili e teorie in un particolare precipitato di cultura alta e bassa, di sofisticata riflessione teoretica e materiali corrivi, scandalosamente degradati.
Alfiere di una tradizione che affonda le sue radici nell'arte radicale degli anni '60 e '70, da Edward Kienholz a John Baldessari, Martin Kersels lavora in orizzontale, assemblando e decostruendo idee ed icone, ed elaborando privatissime mitologie urbane, in bilico tra favola ed epica.
La sua Los Angeles non è quella glam a cui ci hanno abituato Hollywood e i suoi epigoni, ma neppure la città misteriosa e sottotraccia degli eccessi e delle perversioni. Dunque, ne gli Academy Awards, ne la Dalia nera, ma piuttosto l'oltraggioso, tenero e dimenticato Fat Freddy Arbuckle.
E Fat, grasso, è la parola d'ordine che ci introduce nell'universo di Martin Kersels, in questa occasione abitato da uno dei miti più inossidabili della rock garage culture, Iggy Pop, l'artista miracolo, capace di essere, ultrasessantenne, acrobata e magnetico pifferaio di folle adoranti di teen agers.
Questo Fat Iggy si insinua ammiccante nella fucina delle star, svelandone ingredienti e tempi di cottura, riconciliandoci con l'algida bellezza di questi esseri umani senza tempo e senza difetti. La mostra ha come suo centro il diamante, la cui purezza e preziosità nasce da elementi semplici, volgari, resi unici dal trascorrere del tempo e da un lungo viaggio all'interno delle viscere della terra. Un percorso, questo, simbolicamente opposto al destino di tante star, il cui declino ripercorre a ritroso la vita del diamante, trasformandole da esseri quasi soprannaturali in persone comuni, da dei in uomini.
In Fat Iggy, Martin Kersels, da gigante buono qual'è (oversize da tutti i punti di vista), polverizza miti e stereotipi dello stardom: un progetto che sembra fatto apposta per il suo vocabolario esuberante che, fin dagli anni '80, con i suoi SCHRIMPS, lo ha portato a calcare i più importanti palcoscenici alternativi d'America, proponendo danza per grassoni in un esilarante vortice di gags e suggestioni disneyane.
Figura di culto per un'intera generazione di artisti che ne hanno immediatamente riconosciute le potenzialità critiche e dissacranti, precursore di molta performance estrema, tra suggestioni punk e vocazioni R&R, Martin Kersels ha via via formalizzato il suo vocabolario, distillando in opere d'arte la sua bella, strabordante esuberanza: opere gigantesche come il suo corpo, spiazzanti come il suo candido umorismo, dalle macchine che scaldano l'acqua con i suoi urli (Attempt to Raise the Temperature of a Container of Water by Yelling at It, 1995), alle camere rotanti che si autodistruggono (Tumble Room, 2001), fino alle serie fotografiche in cui, giocando con il suo corpo, lancia in aria amici e celebrities, si fa picchiare con bastoni, catene e bottiglie, solleva coppie di sposi con una sola mano, o ruzzola rovinosamente da pedane, scale e palchi improvvisati (Tossing a Friend, 1996; Friends Smacking Me, 1998; Falling, 1997; Tripping, 1995).
Non si può non amare Martin Kersels, così ironico e caustico verso se stesso, verso il mondo delle immagini, verso lo stesso sistema dell'arte.
Come un agilissimo King Kong (King Kong, 1996), capitato per caso in galleria, Martin Kersels ci fa capire cosa significa essere sempre e comunque un paradosso, ontologicamente oltre, senza bisogno di finzioni o artifici.
Le sue mostre sono sempre una sfida ai nostri punti fermi, siano essi le leggi di gravità, i canoni del buon gusto, la coerenza, la serietà degli accademici, dei galleristi, dei critici.
Come in un rutilante Freak show in cui il primo quesito riguardi proprio i Freak, quelli sul palcoscenico, o quelli davanti al palcoscenico.
La mostra di Martin Kersels (una delle rare in Europa), parla proprio di questo ribaltamento del punto di vista, proponendoci, accanto ad alcune sculture meccaniche, a fotografie e a disegni, proprio un palcoscenico, una presenza-assenza, pronta per essere animata nel corso del tempo dai più svariati contributi.
Una sorta di festa mobile, in perenne movimento, via via popolata da virtuosi e mostri, donne bellissime, bambini ed animali sapienti.
Su tutto e tutti domina la figura maudit del grande impresario, del grande artista, del grande imbonitore.
Fat Iggy, la nuova sfida di Martin Kersels, sarà aperta al pubblico, presso Guido Costa Projects, dal 20 marzo al 15 luglio secondo un calendario di piccoli eventi e grandi contributi, definiti di volta in volta, senza preavviso.
Assistervi o meno sarà questione di fortuna. O di karma.
Per il giorno dell'inaugurazione, alle ore 19.30, è prevista una performance dell'artista.
FAT IGGY
Guido Costa Projects
via Mazzini 24 Torino
dal 20 marzo al 15 luglio
dal lunedì al sabato, h 15.00-19.00
Per informazioni: X
Bernd e Hilla Becher, Paola De Pietri, Olafur Eliasson, Elger Esser, Candida Höfer, Louise Lawler, Sophy Rickett, saranno in mostra a Torino dal 15 maggio
Venerdì 15 maggio dalle ore 18.00 alle 23.00 si svolgerà l'inaugurazione di questa collettiva che rimarrà esposta presso la Galleria Alberto Peola di Torino fino al 24 maggio.
Silenzi
dal lunedì a sabato
dalle 15.30 alle 19.30
in via della Rocca, 29
TorinoPer informazioni: X
Alla galleria PaciArte di Brescia una doppia esposizione: le polaroid di Noboyushi Araki e la collettiva Womanliness

NOBUYOSHI ARAKI “Polaroid”
Ritenuto uno dei poeti dell’erotismo, il lavoro di Araki spazia dall’eros femminile alla vita quotidiana ritraendo le strade, i fiori, i bordelli e il cielo di Tokio.
“WOMANLINESS” Group Show
Si tratta di una collettiva riguardante il tema della donna in tutte le sue sfumature, partendo dall’aspetto sognante dei fotografi Clark & Pougnaud e Maggie Taylor, passando alla difficoltà dell’essere donna nei paesi in via di sviluppo nelle opere di Borges, arrivando alla delicata bellezza di Mario Cravo Neto e altri come: Leslie Krims, Arthur Tress, Sandy Skoglund, Mayumi Lake, Robert Mapplethorpe, Shirin Neshat, Cindy Sherman.
Dal 23 aprile al 24 maggio
PaciArte contemporary
Via C. Cattaneo 20/b
Brescia
A proposito di Noboyushi Araki Roberto Maggiori ha scritto:
Le immagini del fotografo giapponese riproducono una sorta di autobiografia in cui inevitabilmente momenti tragici e ironici si accavallano, ma dove anche i momenti più ludici riverberano comunque una malinconia penetrante e ineludibile.
Questo reportage intimo si districa attraverso tre tematiche dominanti che sono poi quelle cui l’autore ci ha abituato sin dal 1971, da quel celeberrimo diario intitolato "Sentimental Journey". Self, Life and Death, è il refrain che cadenza il "viaggio" di Araki attraverso un percorso lirico e originale inscenato tra mura domestiche e bordelli, ospedali e quartieri di Tokio, gente comune ed eccessi bizzarri, confortanti amici a quattro zampe e cieli plumbei. Dal Bianco e nero al colore, Araki registra quel “poco” che lo circonda dopo la morte prematura della moglie Yoko, onnipresente-assente sotto forma di ritratto fotografico. Scorrono così tutta una serie di messe in scena in cui spesso compare l’artista stesso, oppure nature morte con fiori e frutti, ora rigogliosi ora appassiti, e pupazzi, siano questi Godzilla e rettili vari o prostitute sadicamente ingarbugliate. Dall’euforia più sfacciata alla tenera malinconia, l’obiettivo del fotografo si adagia tanto su situazioni “spettacolari” così come sulla quotidianità meno appariscente, rivelando sempre e comunque uno sguardo beffardo che si sofferma, con sottile consapevolezza, su quel gioco enigmatico che è la vita.
Tratto da Around Photography n. 9 (maggio-settembre 2006). Altre riflessioni su Araki sono reperibili nel n. 2 (a cura di Pier Francesco Frillici) e nel n. 6 (a cura di Federica Muzzarelli).

Con la serie Shimmer of Possibility, esposta a La Fabrica Galeria di Madrid lo scorso anno, Paul Graham si aggiudica il prestigioso premio che ogni anno mette in palio 30.000 sterline
Paul Graham receive the Deutsche Börse Photography Prize for a "Shimmer of Possibility", serie exhibited at La Fabrica Galería in February 2008.
The Deutsche Börse Photography Prize, worth 30.000 pounds, aims to reward a contemporary photographer of any nationality, who has made the most significant contribution (exhibition or publication) to the medium of photography in Europe in the previous year.
Other photographers, who were shortlisted for this year’s prize, were Emily Jacir, Tod Papageorge and Taryn Simon.
Among the members of the jury this year were: David Campany, Chus Martínez and Anne-Marie Beckmann.

A Shimmer of Possibility
Inspired by Chekhov’s short stories, this will be the first showing in Spain of A Shimmer of Possibility and the second individual exhibition of work by this artist at La Fábrica Galería.
Paul Graham’s filmic haikus shun the forceful summation often found in photography and the tidy packaging of the world into perfect images. Instead, these images create the impression of life flowing around and past us as we stand and stare, astonished with its beauty and grace.
The works in A Shimmer of Possibility contain short sequences of images: a man smoking while he waits for the bus in Las Vegas, an autumn evening stroll along a Boston street… Then suddenly, the quiet narrative breaks unexpectedly into a moment of sublime beauty. While a couple carry their shopping home in Texas, a small child dances with a plastic bag in a garden. As a man cuts the grass in Pittsburgh, it begins to rain and the sun illuminates each drop.
The series returns to Graham’s preoccupations with social breakdown in the United States, the great division between the excluded and the included, between the haves and the have-nots. A Shimmer of Possibility explores this ignored territory with a series of powerful images that take root in our conscience while simultaneously exceeding the boundaries between art and social document.
As in his famous series American Night, the discourse in this new work is based on the vast divide in American society, explicitly manifested in the dichotomies between inclusion and exclusion, between white and black, between the haves and the have-nots. These divisions, which are ubiquitous in American culture, are illustrated in these images reflecting the daily life of the less advantaged.
The works comprise single images and groups of photographs taken on a street corner. The radical form of the project is typical of Paul Graham's work. The focus is on everyday life rather than the categorical, where not a lot happens, but neither is anything finished, and where everything shimmers with possibility.

Dal 24 aprile al 17 maggio, presso l'Atelier Foto Paolo Aldi a Rovereto, una mostra su sette importanti estimatori della fotografia stenopeica

Le fotografie esposte sono di sette autori provenienti da tutto il mondo: Edward Levinson – Giappone, Tom Miller – USA, Marja Pirilä – Finlandia, Paolo Aldi – Italia, Jean Daubas – Francia, Daniel Tubio – Argentina e David Tatnall – Australia.
Tutti utilizzano la tecnica della fotografia a foro stenopeico. Questa antica tecnica ottocentesca lavora con macchine fotografiche senza lenti, usando un piccolissimo forellino al posto dell’obiettivo. Non ci sono mirini, esposimetri, la tecnologia è primordiale. Le “lentezza” delle procedure, i tempi dilatati delle esposizioni lasciano ampio spazio alla meditazione, le riprese fotografiche di questi autori sono “lente”.
Ma attenzione: gli autori esposti non recuperano tecniche antiche per azioni nostalgiche ma per allargare i propri spazi interpretativi e i propri flussi di coscienza. Strumenti di ripresa semplicissimi quali le macchine fotografiche a foro stenopeico liberano il fotografo e gli consentono di lavorare in libertà totale, consci che quel che importa nella loro operazione creativa non è tanto nella “bellezza” finale dell’opera, ma nell’esperienza fatta.
La provenienza da più continenti consente la visione di uno spaccato significativo della produzione artistica stenopeica in questo nuovo millennio.
SENZA LENTI
Atelier Foto Paolo Aldi
Palazzo Cosmi, via Rialto 47
Rovereto.
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24/04/2009 Angela Vettese si dimette da direttore della Galleria Civica di Modena.
Lo ha comunicato con una lettera inviata all'assessore alla Cultura, Mario Lugli. Come anticipato a fine gennaio, nella conferenza stampa di presentazione delle mostre di Mark Dion e Gabi Dziuba, la Vettese si e' vista costretta a rinunciare all'incarico per motivi di salute. Critico d'arte, docente universitaria, curatrice di mostre d'arte contemporanea, giornalista e scrittrice, presidente della Giuria internazionale per la 53/a Biennale di Venezia, era a capo della Galleria di Modena dal luglio 2005.
Resta dunque per ora vagante la direzione di una delle Gallerie nazionali che hanno fatto della fotografia uno dei motivi conduttori della propria offerta espositiva.

MiCamera ospita Olivio Argenti e Augusto Pieroni per una serata dedicata all'universo della lotta olimpica.
Alla libreria MiCamera proseguono le presentazioni di libri fotografici.
Olivio Argenti è autore di "Wrestlers and Wrestling", un lavoro che documenta in fotografia il mondo della lotta olimpica nei diversi paesi.
Due i volumi che ne raccolgono le immagini : Wrestling, uscito nel 2008, e Wrestlers, appena pubblicato.
Nel corso della serata l'autore commenterà la proiezione delle immagini. Lo accompagna Augusto Pieroni: storico e critico dell'arte contemporanea, è anche curatore, corrispondente, docente e autore di diversi saggi, nonché collaboratore della rivista Around Photography.
Mercoledì 13 maggio, ore 19.00
MiCamera
via Medardo Rosso, 19
Milano
Per informazioni: X
Presso la galleria Fotografia Italiana si espone dal 7 aprile al 16 maggio "La luce nuda del giorno", la seconda personale di Franco Guerzoni
Il curatore, Milovan Farronato, spiega in questo breve testo le ragioni della selezione delle opere in mostra, evidenziando la novità del progetto espositivo appositamente pensato per la galleria Fotografia Italiana.
Esposti in mostra una selezione di lavori fotografici realizzati tra il ’72 e il ’77 appartenenti a diversi cicli tematici ed espressivi indagati da Guerzoni in quegli anni. Da un lato gli “Affreschi” in cui le immagini di edilizie contemporanee sventrate rivelano ciò che è iscritto sotto l’intonaco, al di là del primo strato del visibile; dall’altro lato gli assemblaggi tratti dalla serie “Archeologie”, in cui oggetti e fotografie (non necessariamente scattate dall’artista, ma talvolta prese in prestito da amici e colleghi) si uniscono in viscerale dialogo. L’immagine dei resti di banali archeologie contemporanee viene nobilitata dall’inserimento di frammenti preziosi per ordine e grado di provenienza e materia. Porzioni d’oro o cocci antichi si giustappongono e invadono il campo dell’immagine. Evocazioni di una realtà recente già smarrita. E inoltre, in mostra, alcune immagini tratte dal ciclo dedicato alle “Librerie” con cui Guerzoni ha concluso nel ’77 il suo iter intorno e nella fotografia. Si tratta in questo caso delle riproduzioni di dettagli o vedute d’insieme di successioni ordinate di libri disposti su mensole o scaffali, in cui ancora una volta, quasi fosse una sottolineatura, qualche pagina numerata, un segnalibro, o un oggetto pertinente alla natura del contesto fa capolino, restituisce un’ombra e con essa l’idea di una tridimensionalità che rompe la staticità. Può anche essere il solo inserimento tautologico di un’ulteriore riproduzione fotografica, comunque si è oltre la fotografia, dentro la realtà.
Conclude e caratterizza "La luce nuda del giorno", un intervento in situ e ad hoc con cui il Guerzoni di ieri si ricongiunge a quello di oggi. Si è trattato in questo caso di rimettere in scena i presupposti di quella ricerca precoce, di collegarla al lavoro recente, con l’intento di esprimere una potenzialità comune e implicita ad entrambe.
Una parete dello spazio espositivo è diventata superficie su cui intervenire. Non più luogo dove affiggere immagini, ma diaframma su cui sedimentare (fronte e retro, come fosse la pagina di un libro) una serie di iscrizioni non verbali, non simboliche, forse basate su una comunicazione pre-razionale. Questa parete manifesta il proprio “affresco”, esprime la sua “archeologia” e rivela i cocci di se stessa.
FOTOGRAFIA ITALIANA arte contemporanea
Corso Venezia 22, Milano
Orari per il pubblico:
da martedì a sabato, dalle 15.00 alle 19.00.
Chiuso domenica e lunedì.
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Il Fotografo Roger Ballen in mostra a Brescia dal 21 marzo fino al 5 maggio
Presso la Galleria Massimo Minini, Ballen presenterà venti fotografie tratte dalla serie “Shadow Chamber” e dieci dal suo ultimo lavoro “Boarding House”.
Roger Ballen è nato a New York nel 1950. Dal 1982 vive e lavora in Sudafrica.
ROGER BALLEN
Galleria Massimo Minini
Via Apollonio 68, Brescia
www.galleriaminini.it
OUTLAND
Le immagini di Roger Ballen mettono in scena la vita nei Drops, villaggi rurali in cui si consuma senza clamore l’esistenza di operai, ferrovieri, minatori, secondini, poveracci, infermi e dementi; bianchi e neri, come la tonalità dei supporti emulsionati che li ospita e come la realtà degli emarginati del Sud Africa, luogo in cui Ballen vive e lavora da anni.
Quello che salta agli occhi immediatamente, vedendo queste fotografie, è l’impianto formale dell’immagine, strettamente imparentato con le modalità di ripresa e composizione di Diane Arbus e Mary Ellen Mark, fotografe riduttivamente definite documentariste. In realtà la somiglianza, solo superficiale, è riscontrabile nell’inquadratura “claustrofobica” che si stringe sul soggetto, presentandolo frontalmente, e nell’appiattimento prospettico che non lascia vie di fuga allo spettatore; per il resto siamo lontani dal romanticismo alla lunga stucchevole di Mary Ellen Mark, così come dal rigore della Arbus. Manca, nei soggetti di Ballen, la dignità epica riscontrabile nei personaggi ritratti dalla Mark, così come l’atto di sfida (diretto o svogliato) alla società che i soggetti di quest’ultima rivolgono verso l’obiettivo.
Dunque nessuno sguardo languido nelle fotografie di Ballen, ma un’ironia grottesca e tagliente che pervade i personaggi ritratti e crea un cortocircuito tra la condizione del luogo e lo stereotipo più ovvio che vuole gli abitanti di questi tuguri affranti o iracondi. Le pose teatrali, di questi “attori”, fanno così da contrappunto ai dettagli eloquenti dell’arredamento e delle abitazioni (sole protagoniste in più d’uno scatto) e l’innocenza 'candid' è parzialmente recuperata nella ripresa di bizzarri animali domestici, forse inconsapevoli d’essere osservati.
In definitiva Roger Ballen non ci mostra la realtà del luogo, ma riesce ad evocarla parzialmente, così come uno strumento prepotentemente riduttivo e quindi creativo (si crea anche per sottrazione), come la macchina fotografica permette e così come sembrano suggerirci i dipinti i poster e le foto che decorano le abitazioni africane riprese, interpretazioni a loro volta della realtà.
La realtà che Ballen ci propone è allora una realtà senza pietismi di fondo, che sa essere gioviale, triviale e grottesca nello scontro tra i luoghi e i suoi abitanti, scontro che evoca brandelli di verità solo immaginabili.
("Outland" è estrapolato da un articolo di Roberto Maggiori pubblicato nel 2002)

martedì 28 aprile alle 18.00, presso la libreria Mondadori multicenter, ElectaKoenig in Piazza Duomo 1 a Milano, si svolgerà la presentazione del libro "Lezioni di Paesaggio" di Emanuele Piccardo
All'incontro parteciperanno Giorgio Falco, scrittore; Emilio Fantin, artista; Emanuele Piccardo, architetto e curatore del sito archphoto.it; Sabrina Ragucci, fotografa.
Al termine verrà presentato il Master in Architettura del Paesaggio a cura del UPC Barcellona / ACMA Milano, con Antonio Angelillo (co-direttore), Susanna Curioni (coordinatrice) e la presenza di alcuni docenti del Master.Per informazioni: archphoto.it
Sabato 28 marzo alle ore 18 inaugura a Bergamo un nuovo progetto di Mario Cresci. In mostra fotografie che indagano le stratificazioni culturali che caratterizzano la stessa città
Il percorso espositivo, curato da Luca Panaro, si apre con il progetto della serie "Bye bye Signor Conte" che mostra le tracce lasciate dai dipinti sulle pareti della Pinacoteca dell’Accademia Carrara. Approfittando dei lavori di ristrutturazione dell’edificio, Cresci documenta una quadreria inedita, colta in assenza di quelle opere che normalmente caratterizzano il luogo. I rettangoli bianchi lasciati dai quadri alterano la percezione dello spazio, creando geometrie variabili, tracce di una presenza che è indicata soltanto dai riferimenti didascalici.
A seguire una serie di nove ritratti, intitolata "Fuori tempo", ottenuti dall’artista avvicinando la macchina fotografica ad alcuni dipinti realizzati da maestri del passato. Una sorta di ritratto nel ritratto che provoca un cortocircuito fra l’opera dipinta, l’autore che la fotografa e coloro che osservano il personaggio. E’ così che l’Autoritratto (1732) di Vittore Ghisland, oppure il Ritratto di gentildonna (1570) di Giovan Battista Moroni, si animano di una nuova vita assumendo un dinamismo espressivo inaspettato.
A conclusione di questa prima parte della mostra, che trae spunto dalle opere custodite in Pinacoteca, quattro fotografie raffiguranti i volti in movimento di un re e di una regina, particolari di due delle quarantasei sculture donate da Federico Zeri all’Accademia Carrara. Questi simboli del potere sono trasfigurati dal mezzo fotografico che ne ridimensiona l’importanza iconica.
La mostra prosegue sommando immagini di luoghi e oggetti differenti: le informazioni storiche e quelle scientifiche s’intrecciano per offrire una nuova consapevolezza dello sviluppo culturale della città di Bergamo. Nella serie "A mano libera", undici utensili antichi, ripresi su fondo bianco, sono fotografati in movimento, ottenendo così forme approssimative che ne mutano la consueta percezione.
L’attenzione di Cresci si sposta poi sulla visione ingrandita di particolari marmorei fotografati alle cave di Zandobbio ("Niente è stabile"), da cui provengono i materiali utilizzati per i monumenti del centro storico di Bergamo; si tratta di cinque totem fotografici alti due metri, ottenuti combinando elementi ripetuti e ruotati.
Dopo un tuffo nell’arte e nella storia del territorio, non poteva mancare un riferimento alla cultura scientifica bergamasca, che trova nella figura del fisico settecentesco Giovanni Albricci un degno rappresentante.
A conclusione del percorso la serie "Da cosa nasce cosa", alcuni dittici fotografici esplicitamente ispirati nel titolo e nella metodologia progettuale ad una nota pubblicazione dell’artista Bruno Munari.
MARIO CRESCI SOTTOTRACCIA
dal 28 Marzo al 9 Maggio
Elleni Galleria D'Arte
Bergamo, via Broseta 37
Per approfondire la figura di Mario Cresci, rimandiamo all'articolo uscito nel n. 2 della rivista "Around Photography" o al suo contributo inserito nel catalogo "Vintage" recentemente pubblicato dall'EDITRICE QUINLAN, di cui potete leggere alcuni passaggi qui

Dal 7 marzo al 14 giugno presso la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate sarà esposta la mostra Terzo paesaggio, fotografia italiana oggi, XXIII edizione del Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate
L'esposizione è curata da una commissione scientifica composta da Walter Guadagnini, Roberta Valtorta, Enrico De Pascale, Emma Zanella, Luigi Sandroni e Sergio Uslenghi.
I commissari hanno selezionato e invitato undici artisti: Luca Andreoni, Andrea Galvani, Tancredi Mangano, Maurizio Montagna, Armida Gandini, Moira Ricci, Francesca Rivetti, Alessandro Sambini, Marco Signorini, Alessandra Spranzi e Richard Sympson. La mostra, che inaugurerà sabato 7 marzo, presenta opere tra loro differenti, autonome e linguisticamente ben caratterizzate, unificate dall’attenzione verso un paesaggio, interiore o reale, carico di forte valore simbolico.
EVENTI COLLATERALI: Durante il periodo della mostra è previsto un ciclo di tre incontri dedicato alla riflessione sulla fotografia e agli artisti presenti.
Giovedì 18 marzo ore 18.00 Incontro con gli artisti Luca Androni, Maurizio Montagna, Francesca Rivetti, Marco Signorini. A cura di Walter Guadagnini.
Giovedì 26 marzo ore 18.00 Incontro con gli artisti Andrea Galvani, Alessandra Spranzi, Armida Gandini. A cura di Enrico De Pascale.
Giovedì 2 aprile ore 18.00 Incontro con gli artisti Tancredi Mangano, Moira Ricci, Alessandro Sambini, e Richard Sympson. A cura di Roberta Valtorta.
Per informazioni: X
Giovedì 26 Marzo alle ore 19 inaugura a Forma, Centro Internazionale di Fotografia, una mostra su Robert Capa
André Friedmann meglio conosciuto come Robert Capa è uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo. Le sue immagini della Guerra di Spagna, del conflitto Cino-Giapponese, della seconda Guerra Mondiale, sono tutte apparse nelle pagine delle più importanti riviste. "Così è la guerra! Robert Capa al lavoro" è una mostra che riesamina le innovazioni di Capa come fotogiornalista nell’arco di dieci anni di lavoro tra il 1930 e il 1940.
La mostra è organizzata in collaborazione con l’International Center of Photography di New York e ha la sua unica tappa italiana a Forma dal 27 Marzo al 21 Giugno. 300 immagini, sei tra le più importanti storie di guerra realizzate da Robert Capa: la Guerra di Spagna (alla quale dedica tre reportage), il conflitto Cino-Giapponese, la Seconda Guerra Mondiale (con il D-Day e la battaglia di Lipsia); foto mai viste prima, nuovi documenti e testimonianze completano uno straordinario e inedito percorso espositivo curato da Richard Whelan.

Il 5 Settembre 1936, Capa realizzò la più famosa delle sue foto: il miliziano morente “the falling soldier”, durante la Guerra Civile Spagnola. Questa foto che è stata pubblicata per la prima volta sulla rivista Vu ed in seguito in tutto il mondo, è diventata la foto-icona della guerra di Spagna (e non solo). Oltre alla foto più famosa è in mostra tutta la sequenza di immagini scattate da Capa in quel famoso giorno che insieme a molti altri dettagli aiuteranno a comprendere l’evento all’interno del quale la foto è stata scattata.
Verso la fine del 1938 Capa torna in Spagna per seguire i soldati repubblicani mentre combattono contro le forze Franchiste nei pressi del Rio Segre. Le foto tratte da questa battaglia sono considerate le più drammatiche ed emozionanti foto di guerra di Capa ed ebbero una diffusione editoriale mai vista prima. Furono infatti pubblicate in contemporanea su Regards, Match, Picture Post e LIFE.

Le fotografie dello sbarco in Normandia, 6 Giugno 1944, sono diventate talmente famose da essere ormai considerate simbolo della vittoria degli alleati. Robert Capa ha intitolato la sua autobiografia Leggermente fuori fuoco traendo spunto proprio dalla storia dei negativi distrutti in camera oscura a causa un errore di sviluppo e dalla frase ormai famosa, con la quale l’editor di LIFE accolse le sue foto di Omaha beach: slightly out of focus. In questa mostra ci saranno tutte e dieci le fotografie dello sbarco nella sequenza originale in cui furono scattate. Molte di queste stampe sono quelle originali realizzate nella camera oscura di LIFE proprio per la pubblicazione. Saranno in mostra anche le stampe censurate delle truppe americane che si preparano all’invasione in Inghilterra e attraversano il canale inglese, assieme a lettere personali che Capa scrisse e ricevette.
La mostra include le stampe originali della battaglia di Lipsia, anche queste a suo tempo censurate perché ritenute troppo violente. Capa dichiarò di aver fotografato l’ultimo uomo ucciso nella Seconda Guerra Mondiale, a Lipsia nell’Aprile del 1945: un giovane americano colpito da un proiettile tedesco.
Così è la guerra! Robert Capa al lavoro
Dal 27 marzo al 21 giugno
Tutti i giorni dalle 11 alle 21
Giovedì e Venerdì dalle 11 alle 23. Chiuso il Lunedì
Per informazioni: 02 58118067
Segnaliamo un lungo approfondimento di Roberto Maggiori sulla storia del reportage pubblicato nel n. 5 della rivista Around Photography. Nell'articolo si affronta ovviamente anche la figura di Robert Capa.

Il sette e l'otto aprile si svolgono a Milano due giorni di incontri e dibattito con una scena emergente di curatori internazionali
Il forum Everybody Talks About the Weather. We don't, promosso da NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano – è un progetto di Marco Scotini, coordinato da Andris Brinkmanis, Matteo Lucchetti ed Elvira Vannini, che si svilupperà in due giorni di incontri, lecture e discussioni, con il coinvolgimento di giovani curatori italiani e internazionali d'arte contemporanea. Il progetto nasce all'interno del Biennio Specialistico in Arti Visive e Studi Curatoriali, ma si apre al pubblico richiamando anche spazi culturali esterni all'Accademia con la volontà di attivare un dibattito, un confronto, in Italia e all'estero, sulle problematiche espositive dei lavori degli artisti.
Martedì 7 aprile ore 10 - 19 ; Mercoledì 8 aprile ore 10 - 12,45
NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano
via Darwin, 20 Milano
Per informazioni: Undo
In Mostra al Museo Morandi di Bologna i celebri coniugi che sulle orme di Karl Bossfeldt hanno fatto della fotografia "oggettiva" tedesca un'icona del Novecento

A partire dal 1959 la coppia ha intrapreso una ampia e meticolosa opera di documentazione fotografica di edifici considerati oggi archeologia industriale, classificandoli per tipologie. La ricerca, in un primo tempo incentrata sulla zona industriale di Siegen e della Ruhr, successivamente ha varcato i confini tedeschi e si è estesa a paesi quali la Francia, il Belgio, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e gli USA, portando ad una catalogazione sistematica di questi soggetti di architettura funzionalista e delle loro innumerevoli varianti.
Come è noto le immagini dei Becher colpiscono per l'estremo rigore: l'inquadratura è rigidamente frontale e mette al centro la struttura architettonica, che sembra essere sospesa nel tempo; il bianco e nero fa emergere le caratteristiche scultoree dei soggetti ritratti; le strutture industriali sono scevre da connotazioni ambientali e da presenze umane, fotografate con un taglio oggettivo che ne esalta la monumentalità e l'autonomia estetica e funzionale, spingendo l'osservatore ad una riflessione sulla natura astratta delle forme.
Risulta inoltre di grande interesse il confronto che si instaurerà tra le opere di Morandi e le fotografie di Bernd e Hilla Becher, che saranno allestite proprio nelle sale centrali del Museo Morandi.
Il maestro bolognese e la coppia tedesca sono infatti accomunati da un analogo criterio seriale. L'apparente ripetitività della rappresentazione trova il suo fondamento concettuale nela selezione e classificazione degli oggetti-soggetto, unito alla scelta di porli al centro dell'immagine per farne degli elementi compositivi che definiscono e allo stesso tempo scandiscono lo spazio dell'opera.
Bernd e Hilla Becher sono annoverati tra gli esponenti di rilievo della fotografia del Novecento. La loro opera ha influenzato numerosi fotografi tedeschi delle ultime generazioni che l'hanno presa a modello per il proprio lavoro. Molti di questi sono stati allievi della cosiddetta "Becher Schule", presso l'Accademia di Düsseldorf, dove Bernd Becher ha insegnato dal 1976 al 1996 ad allievi quali: Candida Hofer, Thomas Ruff, Thomas Struth, Andreas Gursky ed altri.
Bernd & Hilla Becher at Museo Morandi
a cura di Gianfranco Maraniello
Museo Morandi,
Piazza Maggiore 6,
Bologna
Dal 23 gennaio al 19 aprile 2009
conferenza stampa
giovedì 22 gennaio h. 12.00
A quanti siano interessati ad approfondire il lavoro dei coniugi Becher, rimandiamo all'esaustiva recensione di Roberto Maggiori della loro più ampia retrospettiva, tenutasi al K 21 di Dusseldorf all'inizio del 2004. L'articolo è reperibile nel numero 1 della rivista Around Photography piubblicata nell'aprile del 2004

Per la chiusura della mostra, lunedì 6 aprile alle ore 19.00, presso la Galleria Gallerati di Roma è previsto un finissage in presenza dell’autrice, con proiezioni video e un dibattito pubblico
Savina Tarsitano espone in una personale, curata da Antonia Balestra, una recente serie fotografica che sarà visibile dal 21 marzo al 6 aprile. L’evento, patrocinato dalla Regia Ambasciata di Danimarca, costituisce la prima esposizione in Italia di un ciclo fotografico realizzato durante la residenza dell’artista presso il Museo di Upernavik in Groenlandia.
GALLERIA GALLERATI
Via Apuania 55, Roma
dal lunedì al venerdì ore 17.00-19.00








