AROUND PHOTOGRAPHY
EDITRICE QUINLAN
RISORSE
CITAZIONI
Giugno...
In questo spazio pubblichiamo di tanto in tanto una citazione, tratta dalla stampa, da dichiarazioni o da pubblicazioni di autori internazionali che si esprimono su questioni attuali relative alla fotografia, all'arte, all'editoria, alla cultura.
GIUGNO 2012
Andando spesso per Fiere e Festival, abbiamo constatato che il 95% dei fotografi dilettanti è interessato esclusivamente alla pubblicazione del proprio "lavoro", senza preoccuparsi minimamente di conoscere gli Autori che li hanno preceduto.
Pubblichiamo allora questa massima sempre verde di Helmut Gernsheim, citata in un recente approfondimento di Piero Orlandi,
“Non c'è dubbio che abbia poco senso ammassare centinaia di migliaia di fotografie in un grande registro nazionale, se gran parte di esse continuano a essere scatti amatoriali privi di gusto estetico […]. E' mia ferma convinzione che il fotografo incapace di apprezzare la bellezza di un'opera d'arte non sarà nemmeno capace di ricreare quella bellezza per l'apprezzamento del pubblico."
OTTOBRE 2012
All’inizio di quest’anno Johan & Levi ha pubblicato un saggio, scritto a quattro mani da Adriana Polveroni e Marianna Agliottone intitolato Il piacere dell’arte. Pratica e fenomenologia del collezionismo contemporaneo in Italia. In particolare nella parte redatta dalla Polveroni abbiamo trovato interessanti considerazioni sul Sistema dell’arte che vi proponiamo di seguito:
“la differenza sostanziale tra i collezionisti di qualche decennio fa e quelli attuali sta nella difficolta che questi ultimi hanno oggi nel conoscere artisti che non rispondono a criteri commerciali, pur tra le tante vetrine in cui l’arte viene proposta [...]. Non è tanto la rarità delle gallerie che fanno ricerca – ce ne sono per fortuna, specie tra le più giovani, e non solo – quanto il fatto che se un artista non vende, non viene sostenuto più di tanto. La crisi globale iniziata nel 2008 ha colpito anche le gallerie, le quali possono sempre meno permettersi investimenti a perdere. D’altra parte, è quasi impossibile conoscere artisti che non abbiano dietro una galleria sufficientemente forte, non si vedono alle fiere, ma nemmeno nei musei, i quali, a loro volta, sono sempre più obbligati a legarsi al mercato per sostenere i costi produttivi delle opere. E gli «artisti clandestini», senza una patria espressa dalla galleria, non arrivano sui giornali, non fanno notizia. [...]
Da questo punto di vista il collezionista ha davanti a se un percorso più difficile che in passato. [...]
Ad aiutarlo sarà il suo fiuto. Quell’«appetito dell’occhio» di cui ha parlato Lacan, prezioso mix di intelligenza, curiosità, intuizione e cultura che oggi, come ieri, distingue il (vero n.d.r.) collezionista da chi non lo è.”
e più avanti:
“non si può non osservare che il collezionista italiano si sia spesso ritrovato ad agire in un orizzonte ristretto, a volte «modaiolo», le cui scelte sono state suggerite dal successo commerciale di un artista, e che si è mosso per spirito di emulazione – prova ne è la ricorrenza degli stessi artisti, addirittura talvolta delle stesse opere, in collezioni diverse – assumendo «comportamenti gregari» [...]. In questo modo i collezionisti hanno rinunciato in parte a quell’azione di ricerca, all’assunzione di un ruolo di mecenatismo che abbiamo visto nel passato.”
a questo proposito l’autrice cita anche un’intervista al collezionista e critico d’arte Enrico Pedrini, pubblicata sulla rivista LuxFlux n.9:
“non siamo in presenza di collezionisti di linguaggi ma di valori economici, che infatti seguono i risultati d’asta come degli operatori di borsa [...]. In assenza di istituzioni museali forti e indipendenti, in grado di registrare con rigore le esperienze, le date, i linguaggi, abbiamo finito per affidarci ad alcune personalità più influenti. In questo modo la scena italiana è stata dominata per lungo tempo da un ristretto oligopolio critico, che ha focalizzato l’attenzione su pochi percorsi, contrastandone altri.”
La Polveroni aggiunge infine:
“Non è da escludere che l’attenzione dei collezionisti si sia concentrata su percorsi e artisti suggeriti dal mercato proprio in assenza di istituzioni museali forti che contribuissero ad allargare e a divulgare la scena artistica. Alcune collezioni di nascita recente mostrano un respiro corto [...] rivelando un appiattimento sul presente e sul mercato che nel frattempo si è affermato come motore del sistema dell’arte. [...] la sfida di un collezionismo maturo, e quindi anche delle fondazioni che germinano da esso, sta nel presentare qualcosa che non è proposto dal mercato, che non è già metabolizzato nel gusto comune, sia pure di un’élite qual’è quella dei collezionisti, ma che è inedito e conserva un carattere di ricerca.”
GIUGNO 2012
In un articolo pubblicato sul penultimo numero della rivista “Aperture”, Stephen Shore espone alcune interessanti considerazioni sulla contrapposizione forma/contenuto:
“Photographers have to impose order, bring structure to what they photograph. [...] I use the term structure rather than composition because composition refers to a syntetic process, such as painting. A painter starts with a blank canvas. Every mark he or she makes adds complexity. A photographer, on the other hand, starts with the whole word. Every decision he or she makes brings order. Composition comes from a Latin root, componere, «to put together». (Synthesis comes from a Greek root, Syntithenai, which also means «to put together»). A photographer doesen’t «put together» an image; a photographer selects.
Think about the relationship of the word to the observer in an analityc interaction, for example, an astronomer tryng to grasp planetary motion. In 1595 Johannes Kepler [...] had an epiphany about the organization of the eliocentric universe: that each planet follows a circular orbit–the circle being a perfect form. [...] By 1605 Kepler [...] had access to Brahe’s more exact calculations of planetary motion, realized that the orbits could not possibly be circular, but had to be elliptical. Reality did not fit into Kepler’s previous idealized preconceptions. So he discared his circular model and replaced it with an elliptical one. Structure brings order to our perceptions. It can clarify them but also impose our preconceptions on them. There are times when our preconceptions butt heads with reality. [...]
In Hamlet, Shakespeare has the young prince give an acting lesson to the group of players he has brought to Elsinore. Hamlet tells them:
Suit the action to the word, and the word to the action; with this special observance, that you o’erstep not the modesty of nature; for anything so overdone is from the purpose of playng, whose end, both at the first and now, was and is, to hold, as ‘twere the mirror up to nature; to show virtue her own feature, scorn her own image, and the very age and body of the time his form and pressure.
At first Hamlet defines the relationship of form and content (or «action» and «word») Form–Structure–is not an aesthetic nicety applied to content. [...] It’s an expression of understanding. But Hamlet reminds us, «o’erstep not the modesty of nature». This is a plea for the structure not to call attention to itself, but to be seen through, to be trasparent. He then goes on to suggest the scope of the content. [...]
Sometimes I have the sense that form contains an almost philosophical comunication–that as form becomes more invisible, transparent, it begins to express an artist’s understanding of the structure of the experience. [...]
Like a speck of dust in a beam of light: you cannot see the dust without the light, nor can you see the light without the dust; you can’t see content without form, nor can you see form without content.”
MAGGIO 2012
Paul Graham, in un'intervista rilasciata nel 2007 e pubblicata recentemente in "Collezionare la fotografia" (Contrasto, 2010), ricorda quanto sia labile il confine che separa la fotografia vera e propria dal libro d'autore:
"John Gossage ha egregiamente detto che sono i suoi libri il lavoro originale. L'essenza stessa di tutti gli sforzi. Ora, un pittore o uno scultore può fare un catalogo delle proprie opere, ma per un fotografo lo scenario cambia completamente. Libro e opera sono la stessa cosa - magari il primo ha dimensioni ridotte - ma resta il fatto che c'è un dialogo diretto tra i due. Nel caso di Nan Goldino, poi, sfogliare un libro è un'esperienza un po' diversa rispetto a fruire delle sue fotografie appese al muro circondate da altra gente. Il libro è personale e diretto, dall'artista a te, completo e fedele"
DICEMBRE 2011
Il primo dicembre si è svolto a Parigi il G8 dell'editoria europea per fare il punto sulla situazione internazionale dopo l'avvento delle nuove tecnologie digitali, nonché per riflettere sullo stato delle pubblicazioni cartacee in quest'era dominata dalla massiccia, e non sempre attendibile, informazione sul web. Riportiamo allora due brevi flash raccolti tra i sedici editori (due per ogni nazione invitata: Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Italia, Polonia, Svezia) che hanno partecipato al simposio. Il poeta, romanziere, direttore della casa editrice tedesca Hanser e della rivista “Akzente” Michael Kruger:
"I bravi editori oggi sono quelli che fanno brutti libri che si vendono bene."
Una provocazione, se vogliamo, ma anche un incontrovertibile dato di fatto sulla (in)consistenza culturale del "lettore medio", su cui riflettere.
Rivendica invece il ruolo dell'Editore, in quest'epoca di "editoria diffusa", lo scrittore e direttore della casa Editrice Adelphi, Roberto Calasso:
"L'editore seleziona: il suo catalogo è fatto più dai no che dai si. Il marchio deve garantire qualità."
LUGLIO 2011
Cento anni fa, il 21 luglio, nasceva Marshall McLuhan, il noto sociologo che ha a lungo indagato i mezzi di comunicazione di massa e il loro effetto sull'immaginario collettivo. E' allora dedicata a lui la citazione di questo mese che riporta la sua celebre, sintetica e lungimirante tesi:
"Il medium è il messaggio."
GIUGNO 2011
Sulle pagine dell'Espresso, Umberto Eco ha recentemente lanciato un monito contro il dilagare dell'informazione "fai da te", mettendo in guardia contro le mistificazioni che fonti sempre più diffuse e sempre meno autorevoli fanno circolare attraverso i mass media, internet in primis, ma non solo:
"Ormai Internet è divenuto territorio anarchico dove si può dire di tutto senza poter essere smentiti. Però, se è difficile stabilire se una notizia su Internet sia vera, è più prudente supporre che sia falsa." E ancora: "In Rete, sui giornali e perfino nei libri circola ormai una quantità incredibile di falsi. Orientarsi è difficile, ma ci si deve difendere. Magari con la diffidenza. Perché non è vero che non ci sia più confine tra verità e menzogna."
Amara, ma forse necessaria, considerazione: in un paese in cui scuola e cultura sono al collasso, alla capacità critica e al discernimento si sostituisce la diffidenza...
MAGGIO 2011
Più in auge che mai, il collezionismo fotografico negli ultimi mesi è stato affrontato da diverse pubblicazioni e conferenze pubbliche e questo mese torna in scena con MIA, la prima fiera mercato italiana, dedicata proprio alla fotografia, che inaugura a Milano il 13 maggio. Per stare in tema, la citazione del mese è tratta da un intervista a Guido Guidi, pubblicata qualche anno fa sulla rivista Around Photography n.4, i cui temi si rivelano sempre attuali:
"... non sono molto disposto a vendere singole immagini, quanto piuttosto progetti coerenti. Tra i collezionisti c'è spesso l'idea accademica del «pezzo unico», del capolavoro; tutto il processo, la preparazione, non interessa. Invece secondo me la fotografia è un arte «processuale», perciò non è la singola fotografia importante, ma è tutto il processo e le tracce che questo lascia ad avere una qualche rilevanza. [...] Invece la modalità attuale, lo noti nelle mostre, soprattutto nella fotografia tedesca che in questo senso ha fatto scuola, vede prevalere questo atteggiamento ottocentesco che privilegia il pezzo unico, monumentale. Un orientamento che segue molto le regole del marketing, ma non mi pare che compito eminente della fotografia sia fare omaggio alle necessità del mercato..."
APRILE 2011
Gran parte degli artisti visivi contemporanei degli ultimi vent'anni, hanno lavorato sullo sguardo inevitabilmente impregnato da ciò che ci ha preceduto, svelando l'impossibile neutralità di uno strumento definito "di documentazione" come la fotografia che, proprio perché ritenuto obiettivo, manipola sottilmente la percezione della realtà e della storia. La sovrabbondanza dei punti di vista che la fotografia ha sedimentato nel nostro immaginario è dunque uno dei concetti privilegiati dalla post-modernità e a questo tema vogliamo dedicare la citazione del mese, di Italo Zannier, quest'anno responsabile della sezione fotografica alla Biennale di Venezia, che durante le sue lezioni suggeriva:
"Camminare lungo un percorso mettendosi, di volta in volta, nelle scarpe di un bambino, di un elettricista, di un intellettuale, di un fotografo, ... di un cane, ammesso che i cani portino le scarpe ... e infine di tutti in un solo colpo."
MARZO 2011
Quest'anno ricorre il trentennale dalla scomparsa di Diane Arbus, nata, oltretutto, proprio nel mese di marzo. Ed è a lei allora a cui lasciamo lo spazio per la citazione di questo mese:
"Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate."
FEBBRAIO 2011
Lo scorso 27 gennaio è apparsa su alfabeta2 una lettera aperta di Umberto Eco, indirizzata a Tremonti.
Alla nota dichiarazione del Ministro, ritornata in auge, ci sembra interessante affiancare anche un commento di Roberto Maggiori rilasciato a Giovanni Chiaramonte, per un'intervista pubblicata sul sito fattitaliani.it il 2 agosto 2010. L'intervista precede di qualche mese l'infelice battuta del Ministro, Il commento si riferisce perciò a un modo di intendere la cultura diffuso - di cui Tremonti si è fatto successivamente portavoce - e anticipa aspetti che saranno approfonditi da Eco nella sua lettera aperta, dove la cultura non è evocata solo per il potenziale educativo o edonistico, ma anche come concreta e formidabile possibilità di crescita economica su cui investire.
GC: "L'Italia ha un posto rilevante nel mondo della fotografia?"
RM: "La rilevanza nel mondo della cultura non dipende purtroppo solo dagli autori, ma soprattutto da un Sistema forte che li veicoli e promuova al di là dei confini nazionali. L'Italia come sappiamo, negli ultimi trent'anni non ha fatto che smantellare questo Sistema incriminando la cultura come improduttiva, devolvendogli un finanziamento da terzo mondo invece di investire nell'unica eccellenza che possiamo vantare. Un'eccellenza peraltro che non teme concorrenza, potenzialmente in grado di garantire il più sicuro degli investimenti. Pensiamo ora alla pragmaticità statunitense che investendo proprio nella cultura autoctona ha colonizzato l'intero occidente (e non solo) attraverso l'arte, la musica, la letteratura, ecc, con un ritorno economico incredibile conseguente all'esportazione dello stile di vita e dei prodotti made in USA. Altro che cultura improduttiva! Non è un caso che la fotografia più sviluppata, oltre a quella nord americana, sia quella francese, tedesca e di certi paesi del Nord Europa, tutte nazioni che non lesinano in cultura. I benefici di queste politiche ricadono poi, grazie al prestigio acquisito, su tutto l'apparato economico del paese, come hanno ben capito anche i cinesi che stanno indirizzando sempre più risorse su questo versante.
E' grazie alla 'lungimiranza' dei nostri amministratori della cosa pubblica che, oltre ad avere un tasso d'ignoranza tra i più elevati d'Europa, ci ritroviamo ad essere il fanalino di coda nella fotografia, e in tutto il resto. Insomma, come dice un vecchio adagio: «investire in cultura costa, ma risparmiare, costa ancora di più»."
GENNAIO 2011
Iniziamo l’anno nuovo con un curioso aneddoto rintracciato in una rara pubblicazione del 1999. Si tratta di un “Contributo alla storia della fotografia nelle Marche” in cui Claudio Principi nel saggio “Il Rassomiglio” riporta un episodio, avvenuto negli anni ’30, che testimonia l’incondizionata fiducia nel prelievo fotografico “tale e quale” della realtà. Nei diversi aneddoti citati nel libro emerge inoltre come questa fiducia fosse condivisa sia tra la gente comune che tra le persone con un certo grado di istruzione.
”L’episodio narra di una contadina rimasta improvvisamente vedova che, per rendere pubblico l’amore per il marito e il dolore della perdita, ma anche nella rincorsa di una promozione sociale, decise di acquistare un loculo del cimitero. E allorché si trattò di contrattare col marmista per la lapide, la donna, mostrando una sgualcita fotografia del marito fatta chissà quando e chissà dove, notificò:
«Questo è l’unico ritratto che ho della buonanima di mio marito, ma come puoi vedere porta il cappello in testa e il cartoncino è un tantino sciupato.»
«Lo vedo – fece l’uomo –, ma sono sicuro che il fotografo ne ricaverà ugualmente un bel ritratto, non ti stare a preoccupare.»
«Però – precisò la donna –, a me non pare stia bene col cappello calzato, perché il cimitero è un luogo santo e i cristiani che vi si recano se lo devono togliere, il cappello.»
«Se è questo il tuo cruccio vergara, sappi che il fotografo è così bravo che può togliere il cappello dalla testa del tuo povero marito, e mettere in mostra tutti i suoi capelli.»
«Ah, si? – esclamò contenta la donna –, allora il ritratto io ce lo voglio sulla lapide, e combiniamo l’affare.»
«Va bene, combineremo – disse il marmista –, ma perché il fotografo possa darsi una regolata, i capelli di tuo marito com’erano?»
«Và! – si meravigliò la contadina – Quando gli ha levato il cappello, lo potrà vedere benissimo da solo!»”
DICEMBRE 2010
Ed eccoci all'ultima citazione del 2010. Questo mese si è svolto, come tutti gli anni, il Premio Alinovi vinto in quest'ultima edizione dall'artista Gabriele Picco. La recente celebrazione della studiosa bolognese offre allora il pretesto per estrapolare dall'ormai mitica pubblicazione La fotografia. Illusione o rivelazione? (scritta a quattro mani con Claudio Marra) l'incipit del lungimirante saggio di Francesca Alinovi intitolato "L'illusione della realtà" che in poche righe riassume in modo esemplare lo statuto della Fotografia:
"La nascita della fotografia, come tutta la sua storia, si fonda su un equivoco strano che ha a che fare con la sua doppia natura di arte meccanica: quello di essere uno strumento preciso e infallibile come una scienza, e insieme inesatto e falso come l'arte. La fotografia, in altre parole, incarna la forma ibrida di un' 'arte esatta', e insieme di una 'scienza artistica', che non ha equivalenti nella storia del pensiero occidentale."
NOVEMBRE 2010
Questo mese le citazioni raddoppiano, tratte entrambe dall'interessante saggio "Un autentica bugia", pubblicato lo scorso anno a firma di Michele Smargiassi. Partiamo dall'autore che così descrive l'effetto realtà riscontrabile attorno alla fotografia dalla sua nascita fino ai giorni nostri:
"Un realismo mai visto: bell'ossimoro, potrebbe essere una buona definizione per la fotografia tout-court."
Nel saggio compare poi tra gli altri anche un aforisma del 1909 di Lewis Hine, ritenuto particolarmente emblematico dallo stesso Smargiassi:
"Le fotografie non sanno mentire, ma i bugiardi sanno fotografare."
OTTOBRE 2010
In un approfondimento pubblicato su "la Repubblica", del 9 settembre scorso, il giornalista e scrittore Marco Lodoli fa il punto sullo stato della scuola italiana, forte anche della sua esperienza maturata in trent'anni di insegnamento. Citiamo le righe finali dell'articolo che non necessitano di ulteriori commenti:
"Trent'anni di disprezzo per la cultura - roba da poveracci, da infelici - hanno portato a questo: a un paese povero e infelice."
SETTEMBRE 2010
Questo mese, come ogni anno, si svolgerà a Savignano sul Rubicone il noto SI Fest, riproponiamo allora come citazione del mese l'emblematica frase di Italo Calvino che gli organizzatori hanno pubblicato nella home page della manifestazione:
"Scoprire il Nuovo Mondo era un'impresa ben difficile, come tutti abbiamo imparato. Ma ancora più difficile, una volta scoperto il Nuovo Mondo, era vederlo, capire che era nuovo, tutto nuovo, diverso da tutto ciò che ci s'era sempre aspettati di trovare come nuovo. E la domanda che viene naturale farsi è: se un Nuovo Mondo venisse scoperto ora, lo sapremmo vedere?"
AGOSTO 2010
Il noto gallerista Massimo Minini, ha pubblicato quest’anno un gustoso libriccino intitolato Massimo Minini. Mai scritti, qui è inserito anche un intervento intitolato “Supermarché” che Minini ha letto pubblicamente durante un convegno tenutosi nell’ambito del Festival d'arte contemporanea di Faenza
Citiamo alcuni interessanti passaggi:
"Di cosa si occupa l’arte oggi? Ma dell’arte, diamine, in una euforia introspettiva in una baldanza tautologica, che alla fine ha posto l’accento sul sistema dell’arte, facendolo assurgere a tema unico, protagonista, scopo e fine. Nelle Accademie si insegna come sfangarla, come fare a farcela, si spiega come funziona il gioco nelle sue mille sfaccettature.
E qualche artista più intelligente è riuscito a farne un tema credibile, fondato, una riflessione sul sistema ed i suoi limiti o difetti, un tema su cui ridere o piangere.
In queste ambasce il Mercato – ma quello con la M maiuscola – si è presentato come il garante, il mèntore, e come il Gatto e la Volpe di Pinocchio propone di piantare gli zecchini d’oro nel campo dei miracoli. [...] si compera col naso e con le orecchie più che con gli occhi ed il cervello. Diciamo – per essere generosi – che prezzo e valore sono due variabili momentaneamente indipendenti. Il Mercato non è il Male assoluto, ha molto aiutato lo sviluppo. [...] Ma oggi il Mercato è non solo un aiuto, ma lo scopo primo dell’utilizzo. [...]
Tutto questo attiene al sistema occidentale che, dopo una fase di benessere e sviluppo, sta mangiandosi il Mondo, divenuto ormai piccolo e le sue risorse. La corsa pazza all’artemercato fa il paio, in piccolo, con quella corsa agli armamenti, all’acqua, al petrolio, alle produzioni di merci che stanno invadendo il nostro orizzonte. Il mondo vivente è danneggiato dalle attività produttive, ormai è evidente, e l’arte nella sua fase virulenta di iperproduzione, aggiunge pena, invece che toglierne, invece di essere una medicina.
Ovviamente visto il pulpito questa non è una critica alle gallerie ed al mercato, ma all’irrompere del supermercato. Un mercato è importante e riesce persino ad autoregolarsi, come dicono i liberisti, se ci si limita alla “modica quantità“ come per l’alcool. Oltre certi limiti si perde il controllo ed il sistema si avvita, in un’orgia tra l’autocelebrativo ed un inconsapevole 'cupio dissolvi'. [...]
il Mercato, inteso in questo senso e con le dimensioni attuali è di fatto lo sfruttamento sistematico della frattura tra gli uomini e la loro cultura. [...] La società di massa (l’Avanguardia di massa) ha prodotto non solo l’immondizia per i clienti, ma ha prodotto – e plasmato – anche i clienti ´(e questa l’ho presa da Adorno...)."
LUGLIO 2010
Alessandro Bergonzoni ha recentemente pubblicato un video sul sito repubblica.it in cui si rivolge alle coscienze assopite di quegli spettatori che cercano nella cultura svago e intrattenimento piuttosto che crescita intellettuale, pensiero. E' un breve, ma intenso, appello che prende spunto dalla chiusura del teatro Duse di Bologna per interrogarsi sulla decadenza attuale di tutto il sistema artistico, culturale e sociale del nostro paese.
Per vedere e ascoltare il monologo cliccate sull'immagine sottostante:
GIUGNO 2010
Questo mese riportiamo una breve traccia audio con un interessante scambio di battute tra Marcello Jori e Franco Vaccari che all'ultima edizione di Arte Libro hanno affrontato il tema della fruizione dell'opera d'arte, sfatando efficacemente i luoghi comuni sull'argomento:

MAGGIO 2010
Continuiamo per immagini con uno still tratto dal film dell'artista Oliver Ressler intitolato "What is Democracy":
APRILE 2010
Questo mese lasciamo spazio a un recente e loquace lavoro degli artisti Cuoghi Corsello:
MARZO 2010
Poco più di un anno fa Electa ha pubblicato un bel saggio di Oliver Lugon intitolato "Lo stile documentario in fotografia. Da August Sander a Walker Evans 1920 -1945". Visto il ritorno in auge di tematiche inerenti lo "stile documentario", rispolveriamo la nota massima di Walker Evans in grado di sintetizzare il senso di questo discorso:
"Documentaria è la fotografia della polizia scattata sul posto di un delitto. Quello è un documento. Vedi bene che l’arte è senza utilità, mentre un documento ha un’utilità. Per questo l’arte non è mai un documento, ma può adottarne lo stile. È quello che faccio io."
FEBBRAIO 2010
Lo scorso ottobre è uscita la ristampa italiana del noto saggio "L'atto fotografico" di Philippe Dubois, edito dalla casa editrice QuattroVenti di Urbino. All'inizio del libro l'autore introduce il discorso riportando un'emblematica citazione di Denis Roche che ci sembra interessante riproporre in quanto sintesi efficace di cosa sia in effetti una fotografia:
" Ciò che si fotografa è il fatto che si scatta una foto".
GENNAIO 2010
Nel numero 10 della rivista "Around Photography", uscito nel novembre 2006, Roberto Maggiori rispondeva alla domanda "cos'è una buona fotografia?" postagli da una lettrice. Ecco la risposta:
"Sarò sintetico per quanto possibile, nonostante la domanda richieda diverse risposte approfondite.
Parlo di risposte perché la domanda corretta non dovrebbe limitarsi a “cos’è una buona fotografia”,
ma per chi e per che cosa e anche dove e quando una fotografia è “buona”?
Didascalicamente parlando, una buona fotografia è quella che si incarica di rappresentare e sviluppare al massimo grado le istanze più urgenti del presente, anticipandone gli esiti futuri in modo emblematico. Tutto ciò attraverso la proposta di un punto di vista, di una presenza o anche di una assenza, di un fenomeno o anche di un noumeno, purché si tratti di situazioni generate sempre e comunque dalla problematicità insita in un’impronta concreta del reale e non da un metaforico parto dell’immaginazione.
Una buona fotografia non è dunque questione di formalismo o incuria compositiva, di nitidezza o di flou, di messa in posa o istantanea, di bianco e nero o colore, di analogico o digitale, e così via, ma di “semplice” registrazione visiva – più o meno manipolata – apprezzabile in qualche modo da una data cultura funzionalmente all’uso, direbbe Wittgenstein.
Non esiste dunque uno specifico fotografico buono per tutte le occasioni, ma esistono diverse specificità che di volta in volta, a secondo delle sollecitazioni culturali di una data epoca, il fotografo e la macchina fotografica si incaricano di mettere in opera rinnovando ed ampliando le potenzialità di questo medium e le sue produzioni che si sedimentano nel tempo trasformandosi in specchi, non necessariamente cristallini, della memoria.
Forse una fotografia è allora buona quando offre il fascino ambiguo e sempre ridefinibile di un’immagine che non è mai completamente reale né esclusivamente immaginaria; attraverso una 'tranche de vie' o l’impronta di ciò che è stato o potrebbe essere stato..."
DICEMBRE 2009
Questo mese estrapoliamo un interessante intervento di Nino Migliori a proposito del mercato della fotografia d'autore. Il frammento è estratto da una lunga intervista rilasciata a Claudio Marra, uscita sul numero 12 della rivista Around Photography International.
"In Italia il mercato della fotografia è un terreno minato, pieno di inciampi e trabocchetti, perché risente del ritardo ideologico nei suoi confronti. Solo da poco tempo si considera la fotografia una forma artistica importante.
Cito a questo proposito velocemente alcuni nodi che richiederebbero in realtà molto spazio e molto contraddittorio. Tanto per cominciare la dualità fotografo-artista e artista-fotografo. E’ una differenziazione che fa spendere parole su parole solo da noi per giustificare il prezzo più o meno elevato di un lavoro. Se l’opera è buona, ci importa sapere se chi l’ha realizzata è più fotografo o più artista? E poi è un quesito da porsi? Esiste il pittore-artista o l’artista pittore?
Sono inoltre contrario alle tirature, alle copie numerate. Perché limitare una stampa quando tecnicamente una fotografia può essere riprodotta “n” volte - Benjamin docet -, analogica o digitale che sia? E’ solo il mercato che richiede di sapere il numero di copie per stabilirne il prezzo in base appunto alla quantità. Ma se decido di fare un’edizione numerata di una mia fotografia e poniamo che decida di fare una tiratura di 25 esemplari nel formato 30x40 e poi un’altra di 25 nel formato 40x50 e poi un’altra ancora di 15 nel formato 50x60 e così via, alla fine so quante copie ci sono per ogni formato, ma non quante ce ne sono complessivamente sul mercato. Insomma ha valore l’immagine o la carta sulla quale viene stampata? Inoltre spesso la tiratura non viene fatta in una volta sola per cui in realtà fra una copia e l’altra ci possono essere delle differenze dovute alla modificazione della temperatura degli acidi o al loro utilizzo o al cambiamento della carta, proprio recentemente abbiamo assistito alla chiusura di ditte che producevano materiale fotografico.
Un altro dilemma: c’è chi allega o “biffa” il negativo per comprovare l’impossibilità di ulteriori stampe. Ma se io, con l’utilizzo del cavalletto, scatto per esempio 36 fotogrammi identici di una sedia e ad ogni stampa allego il rispettivo negativo, di ognuna di queste esiste uno solo o trentasei esemplari? E ripeto ancora: ha valore il soggetto rappresentato o l’unicità dovuta alla biffatura del negativo?
Diverso, anzi di segno opposto, è il caso in cui il lavoro non ha un negativo come per esempio le ossidazioni o le polaroid. Queste sono fotografie a tutti gli effetti, ma non presentano lo statuto della riproducibilità; in questo caso ci troviamo di fronte a dei veri e propri unicum.
Per superare questi problemi credo che la cosa migliore sia dare ogni volta il maggior numero di indicazioni possibili. Io fornisco una serie di informazioni: il nome dello stampatore, della carta, degli inchiostri, il formato, la data di stampa, quante copie ne sono state fatte in quel giorno. Sappiamo benissimo quanto questi elementi che fanno parte dello specifico fotografico ne influenzino il risultato finale. Il collezionismo ne trarrebbe ulteriore vantaggio perché è come per l’editoria, per fare un esempio estremo, la differenza tra la Bibbia stampata da Guttemberg e quella stampata da Manunzio."
NOVEMBRE 2009
Nel 2003, un anno prima della sua morte, Susan Sontag è tornata a parlare di fotografia e mass-media, in particolare dei reportage strazianti trasmessi o pubblicati. Il libro in cui l'eclettica autrice espone queste riflessioni è ovviamente Davanti al dolore degli altri e da qui estrapoliamo la citazione di questo mese.
In un passaggio del libro la Sontag accusa la televisione che con il suo instabile flusso di informazioni, talmente mobile e saturo, impedisce una reale presa di coscienza dei fatti tragici presentati. Ciò non toglie comunque una loro possibile capacità di interrogare le coscienze, purché l'astrazione del dolore si trasformi in una contestualizzazione attenta dei fatti e non in una generica compassione:
"Sarebbe meglio mettere da parte la compassione che accordiamo alle vittime della guerra e di politiche criminali per riflettere su come i nostri privilegi si collocano sulla carta geografica delle loro sofferenze e possono - in modi che preferirremmo non immaginare - essere connessi a tali sofferenze, dal momento che la ricchezza di alcuni può implicare l'indigenza di altri".
OTTOBRE 2009
Continuiamo con un emblematico titolo di un lavoro di Marzia Migliora, esposto dal 2 ottobre al 22 movembre presso il Palazzo Reale di Milano, che è a sua volta una citazione di Roland Barthes:
"Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia."
SETTEMBRE 2009
Cominciamo con un'interessante dichiarazione di Barbara Rose, la nota critica e storica dell'arte statunitense che prima dell'estate parlando del Sistema dell'Arte ha dichiarato al Corriere della Sera, in un articolo a firma di Gianluigi Colin:
"Siamo in mano al marketing, nient'altro. Viviamo il tempo dei valori falsi, confezionati per gente incolta e ignorante. Il problema è la distruzione totale del mercato dell'arte che non ha nulla a che fare con la qualità di un'opera. Oggi esiste solo la manipolazione del mercato controllata dalle case d'asta, ma ancor più dalla pubblicità, dai libri e dai critici pagati, dalle feste mondane e dai musei. Si, i musei sono il vero problema, certificano la qualità quando non c'è nient'altro che moda, scandalo e spettacolarizzazione."
E ancora riferendosi all'Europa:
"La crisi viene dal fatto che i ricchi non hanno cultura e i colti non hanno soldi. Viviamo un mondo che non permette lo sviluppo del gusto. Oggi l'intelligenza, l'etica, l'estetica contano poco."


pagina di 10 - vai a successiva

pagina di 10 - vai a successiva







