NEW YORK PHOTO UPDATE di Marco Antonini
Report sulle nuove tendenze fotografiche della grande mela
pubblicato il 5 giugno 2009
Parlare di una vera e propria “scena” per quanto riguarda la giovane fotografia a New York sembra impossible. Le nuove generazioni di fotografi si sono formate in contesti e scuole che prediligono un uso impuro e non esclusivo del medium, incoraggiandone la decostruzione sia tecnica che concettuale, nel superamento dei suoi aspetti puramente documentari e riproduttivi. Sempre piú spesso, quindi, la fotografia é utilizzata a supporto di lavori concettuali e/o performativi o vivisezionata alla ricerca delle sue qualitá e possibilitá espressive piú inedite.
Il lavoro di Talia Chetrit é rappresentativo di quest’ultima tendenza. Recentemente laureatasi presso la Rhode Island School of Design (RISD), Chetrit utilizza l’astrazione formale per investigare le possibilitá tecniche del mezzo fotografico. Immagini come Rainbow (2007) sfidano le nostre capacitá sensoriali, invitandoci a soppesare l’importanza degli stimoli cognitivi e culturali attraverso i quali siamo soliti interpretare tutto ció che é visivo. La profonditá del significato di queste fotografie é spesso celata dalla loro apparente inconsistenza ed effimeralitá. Attraverso la scomposizione del processo fotografico e delle sua logiche, Chetrit racconta e commenta l’arte stessa, ció che significa per noi, il modo in cui l’immaginiamo e la fiducia che riponiamo in essa.
L’altrettanto giovane Elad Lassry, il cui lavoro é stato recentemente presentato nella confusionaria ma interessante collettiva “Younger Than Jesus”, al New Museum, ha un approccio analogo a quello della Chetrit ma meno concentrato sugli aspetti tecnici. Dopo gli studi in cinematografia, Lassry ha sviluppato uno stile al confine con la fotografia commerciale e parzialmente in linea con le ricerche dei piú noti Roe Etheridge e Shirana Shahbazi. Le sue foto sembrano riproduzioni di ritagli di giornale anni ’70 o ’80. Lievi modifiche, sfocature e incongruenze nella composizione d’insieme segnalano il sottile e sempre elegante lavoro dell’artista. Lassry é alla ricerca della vaga sensazione di disagio che si prova quando qualcosa di assolutamente ordinario tradisce imprevedibilmente le nostre aspettative, rivelandosi di colpo “sbagliato”.
Questa scomposizione e ricomposizione dell’immagine fotografica (e delle tecniche ed accorgimenti utilizzati per la sua produzione e presentazione) puó rivelarsi utile per espandere ed arricchire il significato stesso del fare fotografia. Walead Beshty, ad esempio, lascia che interi rullini di pellicola usata siano danneggiati delle apparecchiature di sicurezza degli areoporti attraverso cui transitano. I risultati sono spesso al limite dell’astrazione e rivelano l’ingombrante presenza dei dispositivi di sicurezza che sempre piú limitano e circoscrivono la nostra libertá personale. Non stupisce che in una sua nota serie la pellicola fosse stata utilizzata all’interno dell’ex ufficio diplomatico Iracheno in Germania Est, luogo quintessezialmente anacronistico e fantasma di due regimi al contempo. La dissoluzione fisica di questo non-luogo fa eco al degrado cromatico della pellicola, arricchendo l’originale processo creativo di molteplici significati simbolici.
Ancor piú critico e ricco di implicazioni politiche é il lavoro di Trevor Paglen. Paglen si definisce un geografo, l’oggetto della sua ricerca é l’invisibilitá di aree e territori nascosti alla nostra conoscenza da poteri di cui ignoriamo a volte persino l’esistenza. Basi militari, campi d’addestramento segreti e zone interdette sono il soggetto di fotografie realizzate con potentissimi teleobbiettivi, talmente sfocate e vaghe da presentarsi spesso come degli enigmatici monocromi di largo formato. Nelle sue fotografie piú recenti Paglen ha dedicato la sua “lungimirante” attenzione ai numerosi satelliti spia e basi orbitali segrete che orbitano attorno al nostro pianeta. Queste foto appaiono a prima vista come ingrandimenti di spettacolari (seppur semplici) foto di copertina di una qualsiasi rivista d’astronomia. Aguzzando la vista, piccolissimi oggetti e scie luminose comunicano con la loro infinitesimale presenza l’attivitá costante di una umanitá a noi parallela, nascosta ai sensi come alla logica della societá da qualcuno letteralmente al di sopra di tutto e tutti.
FOTO 1 > TALIA CHETRIT, Rainbow, 2007, stampa fotografica, dimensioni variabili, Courtesy Renwick Gallery, NY
FOTO 2 > ELAD LASSRY, Wolf (Blue), 2008, c-print, 29,2x36,8 cm, edizione di 5, Courtesy David Kordansky Gallery, LA
FOTO 3 > WALEAD BESHTY, 3 sided picture (magenta/red/blue), 23/12/2006, Los Angeles, 2007, color phographic paper, 78x50 inches, Courtesy Wallspace Gallery, NY
FOTO 4 > TREVOR PAGLEN, Milstar 3 in Sagittarius (inactive communication and targeting satellite; USA 143), 2008, c-print, 37 1/2 x 30 inches, Courtesy Bellwether Gallery, NY